Quando pensiamo alla “catastrofe culturale” per eccellenza, la mente corre subito alla Biblioteca di Alessandria d’Egitto, distrutta dalle fiamme secoli fa. Si dice che lì fosse custodita tutta la conoscenza del mondo antico e che, con quel rogo, l’umanità sia tornata indietro di mille anni.
Ma non serve guardare all’antico Egitto per capire quanto sia fragile la cultura. A volte, i “roghi” non sono fatti di fuoco, ma di indifferenza e avidità. E talvolta accadono proprio nel cuore della nostra città.
I santuari della memoria Le biblioteche non sono magazzini di carta. Sono il “disco rigido” della nostra civiltà. Senza di esse, la società soffrirebbe di Alzheimer collettivo. Borges immaginava il Paradiso come una biblioteca infinita. Eppure, la storia ci insegna che questi luoghi sono spesso i primi a cadere sotto i colpi delle guerre o delle dittature. Perché? Perché chi controlla la memoria, controlla il futuro. Bruciare (o rubare) i libri significa cancellare l’identità di un popolo.
Il thriller della Biblioteca dei Girolamini Napoli vanta una delle storie più tristi e allo stesso tempo affascinanti della cultura moderna: quella della Biblioteca dei Girolamini. Fondata nel 1586, è la più antica biblioteca pubblica di Napoli (e la seconda in Italia). Un tempio barocco dove ha studiato Giambattista Vico. Eppure, pochi anni fa (nel 2012), è stata teatro di un vero e proprio “sacco”, non per opera di barbari invasori, ma dall’interno. Migliaia di volumi preziosi, incunaboli e cinquecentine sono stati sottratti sistematicamente per essere venduti al mercato nero internazionale.
Libri come opere d’arte Spesso dimentichiamo che un libro antico non è solo testo. È un oggetto d’arte. La carta fatta a mano, le rilegature in pelle, le note a margine scritte da studiosi di 400 anni fa. Ogni libro ha una sua “biografia”. Quando un libro viene rubato da una biblioteca pubblica, non viene solo spostato: viene “ucciso”. Spesso i ladri strappano le pagine con i timbri della biblioteca per nasconderne la provenienza, mutilando l’opera per sempre.
Perché ci riguarda? In un’epoca in cui tutto è su Google, potremmo pensare che le biblioteche fisiche siano inutili. Errore madornale. Il digitale è volatile (basta un blackout, un cambio di formato file), la carta è un testimone fisico che attraversa i secoli. Visitare una biblioteca storica, che sia quella Nazionale a Palazzo Reale o la piccola biblioteca di quartiere, è un atto di resistenza. È dire: “Io voglio ricordare”.
La lezione La cultura non è un dato acquisito per sempre. Va difesa. La storia dei Girolamini, fortunatamente, ha avuto una svolta: molti libri sono stati recuperati dai Carabinieri dell’Arte e la biblioteca sta lentamente tornando alla luce. Un lieto fine che ci ricorda che, alla fine, la cultura è più forte di chi vuole distruggerla.