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La voce collettiva di Mike Maggio: tra attivismo, poesia e l’abbraccio di Napoli

La voce collettiva di Mike Maggio: tra attivismo, poesia e l’abbraccio di Napoli

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C’è un filo rosso che attraversa l’intera opera di Mike Maggio, ed è la convinzione profonda che l’arte non debba mai essere un atto solitario, bensì un ponte teso verso l’altro. Scrittore di narrativa, poeta instancabile e collaboratore di prestigiose realtà editoriali come DCTRENDING, Maggio ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama culturale contemporaneo, muovendosi da sempre con l’anima del facilitatore e del catalizzatore di energie creative.

Un profilo tra parole e impegno sociale

Residente nella Virginia del Nord, Mike Maggio non è semplicemente un autore che osserva il mondo dalla finestra della propria stanza. Al contrario, la sua figura si distingue per un forte e radicato attivismo sociale. La sua scrittura, potente e accessibile, si contamina continuamente con il desiderio di fare comunità. Questa urgenza etica e artistica ha trovato la sua massima espressione durante uno dei periodi più complessi della storia recente, quando Maggio ha fondato il COVID Poetry & Art Project. L’iniziativa è nata come uno spazio di resilienza collettiva, un invito globale a scrittori e artisti a unire le forze per elaborare, attraverso la bellezza e la parola, il trauma e l’isolamento della pandemia. Per Maggio, essere un autore in tempi di crisi significa proprio questo: cercare costantemente l’opportunità di collaborare, convinto che il risultato dell’unione sia sempre infinitamente più grande della somma delle singole individualità.

Quella sera all’Asilo Filangieri: il legame con Napoli

Questo spirito di connessione e condivisione ha radici profonde e non conosce confini geografici. I lettori partenopei e gli amanti della poesia ricorderanno sicuramente una data impressa nella memoria culturale della città: il 15 settembre 2022.

In quel tardo pomeriggio di fine estate, Mike Maggio è stato ospite a Napoli nella suggestiva cornice dell’ex Asilo Filangieri, uno dei centri nevralgici della creatività indipendente e dell’autogoverno culturale cittadino. Non poteva esserci luogo più adatto per accogliere un poeta che fa della condivisione il suo manifesto. Insieme ad altri artisti come : Pina Panico Salemme, Angelo Colella, Vania Fereshetian e Gianfranco Coppola, presenta, davanti a un pubblico attento e partecipe, il suo lavoro intitolato “La Guerra è pace / La Guerra e Pace”. Un’opera potente e di stringente attualità che, fin dal titolo di orwelliana memoria, scuote le coscienze e analizza le contraddizioni del nostro tempo attraverso la lente della poesia e dell’impegno civile. Chi c’era ricorda l’atmosfera vibrante di quei dialoghi poetici, in cui la barriera linguistica si è dissolta immediatamente grazie alla forza universale dei suoi versi e alla generosità con cui l’autore si è concesso al dibattito. La sua venuta a Napoli ha confermato ciò che Maggio dimostra ogni giorno con il suo lavoro: la poesia è un respiro comune, un rito collettivo capace di curare le distanze e, soprattutto, di farci sentire decisamente meno soli di fronte alle tragedie della storia.

“Dalle parole del dialogo all’incanto dei versi: l’esclusivo regalo di Mike Maggio ai lettori di NapolinetNews.”

 Scene da Napoli

di Mike Maggio

Su Via Pignasecca c’è un pescivendolo che vende il pescato del giorno. Esposti su cassette di legno, lui spruzza le sarde, mette sotto ghiaccio il tonno, coccola le vongole e i gamberi. Nelle prime luci dell’alba, i panifici traboccano di pane e dolci. Paiono i banchi delle verdure – un tripudio di melanzane e radicchio, zucchine e peperoncini – mentre i negozianti addobbano le botteghe con statuine e magliette di Maradona.

e il sole sorge e le mosche ronzano e le Vespe si avviano con un rutto e un gemito

Con l’arrivo del giorno, le casalinghe spuntano sulla strada lavata con le pompe. Vestite per il giorno di mercato, trascinano i loro carrelli stanchi, salutano vicini di una vita e pizzicano le guance di bimbi innocenti. Stringendo i cornetti, scrutano i pezzi di carne appesi alle finestre aperte, mercanteggiano con commercianti gioviali e riflettono sul pasto imminente della giornata. Un ragazzo del caffè corre via, i bicchieri dritti sul vassoio sollevato, mentre i giovani, con le camicie sbottonate, puntano gli occhi sulle belle ragazze e si fanno largo verso un altro giorno infruttuoso.

e il ragazzo del caffè sorride e le belle ragazze arrossiscono e i cornetti scacciano il malocchio.

Più su nella via, in Piazza Carità, su Via Toledo, nel silenzio vellutato dell’alba, nella quiete di strade libere dal groviglio di turisti e dal chiasso di lingue lontane, le serrande si alzano, i caffè sbadigliano e i camerieri aspettano i loro ospiti assonnati. E la città si sveglia con la promessa di un pasticcino, un pezzetto di brioche e una misera tazzina di caffè forte, mentre gli ambulanti si danno da fare nell’aria calda e umida.

e i taxi restano immobili e gli ambulanti gridano e le Vespe zigzagano tra la folla che si accalca

Non lontano da lì, in Vico Giuseppe Maffei, nel cuore del cuore di Napoli, oltre le bancarelle di libri, gli artisti di strada e i tavolini all’aperto, si trova un edificio nascosto all’interno di questo vicolo claustrale. Qui, all’Asilo, in una mascherata di menti, gli artisti disegnano, i musicisti suonano e gli attori assumono vite alternative. E quando scende la notte e la gente di Napoli cerca il proprio riposo, sorge una luna improvvisa che solo alcuni riescono a vedere.

e gli artisti di strada fanno la serenata e la musa attende e la città si imbarca nel suo prossimo ballo con il tempo

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