La “macchina di Majorana”: tra scienza, pseudoscienza e il caso Pelizza (e perché se ne è parlato perfino in Senato)
Una scatola capace di produrre energia infinita, annichilire la materia, trasmutare elementi (perfino “gommapiuma in oro”) e addirittura ringiovanire gli esseri viventi. Sembra la trama di una serie sci-fi. E invece è una storia italiana che, ciclicamente, torna a galla con un nome pesantissimo: Ettore Majorana.
Al centro c’è l’imprenditore bresciano Rolando Pelizza, che per decenni ha sostenuto di aver costruito (su indicazioni di Majorana) un dispositivo “miracoloso”. E nel 2025 la vicenda è esplosa di nuovo perché una conferenza stampa dedicata al tema si è tenuta in Senato.
Prima di tutto: chi era Majorana (e perché il suo nome attira misteri)
Majorana è uno dei fisici teorici italiani più celebri del Novecento, scomparso misteriosamente nel 1938 durante un viaggio in nave tra Palermo e Napoli. La sua sparizione, mai chiarita in modo definitivo, ha alimentato per decenni ipotesi e romanzi.
Questo “vuoto narrativo” è il terreno perfetto per far germogliare qualunque leggenda: se un genio sparisce, ogni storia che lo riguarda suona subito possibile.
Cos’è la “macchina di Majorana” secondo Pelizza
Le affermazioni attribuite al “filone Majorana-Pelizza” sono, nella forma più diffusa, queste:
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energia enorme in uscita con pochissima energia in ingresso (si parla perfino di decine di watt)
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annichilazione della materia / antimateria
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distruzione di rifiuti e scorie “senza residui”
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trasmutazioni (da materiali comuni a metalli preziosi)
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ringiovanimento biologico
Wired ha ricostruito la narrazione e le promesse “tecniche” circolate negli anni, sottolineando come il funzionamento venga descritto spesso come una black box, con dettagli vaghi e non verificabili.
Il caso Pelizza: la timeline essenziale
1958 – Pelizza racconta di aver incontrato Majorana (a 20 anni dalla scomparsa) in un monastero e di aver ricevuto da lui indicazioni per la “macchina”.
Anni successivi – attorno alla vicenda si accumulano racconti, lettere, fotografie e presunti filmati.
2022 – Pelizza muore; la narrazione prosegue tramite “eredi” e sostenitori.
22 ottobre 2025 – conferenza stampa in Senato sul tema “Majorana-Pelizza”, che scatena polemiche (anche per l’assenza di contraddittorio scientifico).
Dopo – una seconda iniziativa sempre in Senato viene organizzata in chiave “riparatrice” per riportare il caso nel dominio delle prove e non della fantascienza, con interventi di scienziati e divulgatori.
Scienza vs pseudoscienza: dove “non torna” (senza bisogno di formule)
Qui il punto non è “non credeteci perché lo diciamo noi”. Il punto è più semplice:
1) Se prometti “energia infinita”, devi portare prove replicabili
In scienza non basta un racconto, né una dimostrazione in sala. Servono:
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misure pubbliche,
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protocolli,
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repliche indipendenti,
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verifiche tecniche,
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revisione tra pari.
È esattamente ciò che viene contestato: assenza di prove verificabili e riproducibili, e materiali (lettere/foto/filmati) non sottoposti a controlli indipendenti completi.
2) Antimateria: esiste, ma non è “free energy”
L’annichilazione materia-antimateria libera energia, sì. Ma produrre/gestire antimateria è estremamente difficile e costoso: non è una scorciatoia per creare energia dal nulla. (Se qualcuno sostiene il contrario, deve dimostrarlo con dati pubblici.)
3) “Documenti” e perizie: il nodo delle lettere
Una parte centrale del caso è fatta di lettere attribuite a Majorana. Wired riporta l’esito di una perizia grafologica (su materiale disponibile per confronto) secondo cui la grafia non sarebbe attribuibile a Majorana e mostrerebbe segni di imitazione.
Perché questa storia piace così tanto (e perché è pericolosa)
Il fascino è evidente:
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c’è un genio scomparso (Majorana),
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c’è una “tecnologia proibita” che risolverebbe crisi energetica e rifiuti,
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c’è la narrativa dei “poteri forti” che insabbiano.
Wired già nel 2018 spiegava come queste storie diventino calamite per complottismi e promesse salvifiche, proprio perché parlano alla pancia: “una soluzione semplice a problemi enormi”.
Il rischio però è serio: quando la pseudoscienza entra in luoghi istituzionali, può ottenere una patente di credibilità che non deriva dalle prove. È il punto sollevato anche da ricercatori e istituti scientifici, con preoccupazione per l’ambiguità tra conoscenza e fantasia.
Una bussola pratica: come riconoscere la pseudoscienza in 30 secondi
Se senti dire:
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“funziona ma non possiamo mostrarvi come”
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“le prove ci sono ma non le possiamo far analizzare”
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“la scienza ufficiale non vuole”
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“basta crederci / basta un evento pubblico”
…fermati. Non è un verdetto, è un allarme: la scienza vera ama i controlli perché la proteggono dagli errori.
Conclusione: la domanda giusta non è “e se fosse vero?”
La domanda giusta è: dov’è la prova verificabile?
Se la “macchina” esistesse davvero, sarebbe una delle scoperte più grandi della storia: nessuno scienziato serio la ignorerebbe. Ma senza dati, restiamo nel campo del racconto.
E Majorana—genio reale, storia reale, mistero reale—merita qualcosa di più di un mito “a uso e consumo” del web.
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